MIAAO, Torino. Galleria Soprana. Philippe Hérault, Cuboptyque bleu, 2005, polimetilmetacrilato specchiante, LED; Jorrit Tornquist, Stars, 1974, acrilico su tela. Foto Francesco Radino.

 

Il progetto museologico, museografico e architettonico del MIAAO, ovvero Museo Internazionale delle Arti Applicate Oggi di Torino, parzialmente realizzato con il contributo della Regione Piemonte e del Comune di Torino, va illustrato, in sintesi, all’interno di specifiche, dichiarate, coordinate culturali:

 

Il contesto architettonico

 

Il MIAAO è sito negli ex chiostri del complesso monumentale juvarriano di San Filippo Neri a Torino, al quale lavorarono nel tempo, oltre a Filippo Juvarra, illustri architetti come Guarini e Talucchi, e che conserva molti storici capolavori d’arte decorativa come un celeberrimo paliotto di Pietro Piffetti, “ebanista di Sua Maestà” nel Settecento, e alcuni masterpieces contemporanei d’arte applicata, collocati anche in spazi sacri,  come la Chiesa Maggiore, il Battistero e il Sepolcreto.

 

 Pietro Piffetti (1701-1777), Paliotto per San Filippo Neri a Torino, 1749,  legno di palissandro e altre essenze, scaglie e perle di madreperla, avorio, tartaruga, lapis, agata, occhio di tigre e altre pietre dure.  

Foto Pino Dell’Aquila.

Le referenze  espositive temporanee

 

Nel passato prossimo, tra la fine del XX secolo e gli inizi del nostro, tre eventi espositivi temporanei dedicati alle arti applicate, tutti curati da Enzo Biffi Gentili e allestiti da Toni Cordero (e dopo la sua scomparsa sovente dai suoi ex collaboratori dello Studio Kha), sono stati fondamentali per l’elaborazione del progetto MIAAO:

 

Dioce, una serie di mostre d’arte sacra e applicata ordinate nel 1992-1995 in San Filippo Neri a Torino; Mater Materia, la prima nuova proposta europea  di mostra internazionale di arti applicate, allestita nel 1999 a Matera; Artigiano metropolitano, le manifestazioni organizzate con il World Crafts Council Europe per celebrare il Centenario dell’Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna di Torino del 1902, allestite e a Torino nel 2002-2003, la cui direzione artistica è stata in parte svolta nel Seminario Superiore di Arti Applicate della Congregazione dell’Oratorio di Torino in San Filippo Neri, istituito nel 2000.

 

Dioce. Concetrazione, Sacrestia di San Filippo Neri, 23 aprile – 31 maggio 1992.

 In primo piano a destra: Winfred Gaul, 32-61, 1961, colore da offset su tela. In secondo piano a destra: Richard Pousette-Dart, Golden Center, 1964, olio su tela. Allestimento di Toni Cordero.

Foto Pino Dell’Aquila.

 

I modelli espositivi permanenti

 

Nel passato remoto, per quanto riguarda le esposizioni permanenti, va ricordato che Torino fu  la prima città in Italia a istituire, nel 1862, un  Regio Museo Industriale,  le cui attività spaziarono dallo studio dell’ornamentazione a quello dei materiali artistici e industriali: un nuovo modello museale insieme espositivo, didattico, produttivo. Il MIAAO rappresenta il primo tentativo di rinnovamento -sotto la sola specie delle arti applicate contemporanee- di questa grande tradizione estinta nel nostro Paese, mentre in altre nazioni europee  rialimenta ancora grandi musei come il Victoria and Albert a Londra o  il Musée des Arts Décoratifs a Parigi. Attualmente il MIAAO, per le sue dimensioni, andrebbe definito, più che come un museo, come una  Kunsthandwerk Halle articolata in due gallerie, la Soprana, destinata a esporre a rotazione gli artefatti della collezione permanente di proprietà della Regione Piemonte o conferiti in comodato dal Seminario di Arti Applicate e da privati collezionisti; la Sottana, destinata a ospitare  le  mostre temporanee e  servizi aggiuntivi, come un Refettorio. In altri spazi del complesso è anche stato predisposto il progetto di realizzazione di una Foresteria, da intendersi come una sezione di museo ‘abitabile’.

 

Alet Pilon “Dress with Horns”, 1999, pelliccia sintetica, corna. Foto Mario Cresci.

 

Dichiarazione di intenti: rammentare, ‘rammendare’

 

Di fronte a una molteplicità di referenze e stratificazioni storiche, architettoniche, artistiche e di interferenze disciplinari, tipiche delle arti applicate, si è deciso di riferire di questa complessità adottando un linguaggio progettuale che tentasse la ricomposizione, attraverso una costante pratica del ‘rammentare’ e una, tecnica, del ‘rammendare’, diverse espressioni culturali e materiali.

 

I materiali

 

I musei artistico-industriali furono anche musei ‘merceologici’. Per questo il  MIAAO è stato tra l’altro ideato come un museo-campionario di materiali  piemontesi, storici e contemporanei, da costruzione.

 

MIAAO, Torino. Galleria Soprana. Materiali e finiture di un restauro inteso come “museo campionario”: lamiera tropicalizzata, ferro brunito, terra cruda, legni, terra cotta in forno a carbone dell’800 della Fornace di Sezzadio. Foto Ernani Orcorte.

 

I pavimenti e i rivestimenti

 

Per quanto riguarda i materiali tradizionali sono state riutilizzate, nella zona servizi della Galleria Soprana, alcune lastre di quarzite di Barge residuate dal cantiere settecentesco di San Filippo, integrate da altre di recente estrazione, provenienti dalle stesse cave. Così è stato posato un nuovo pavimento in cotto -quello originario era stato distrutto- ricorrendo per la fornitura alla Fornace di Sezzadio che ancora adotta antiche tecniche di foggiatura e cottura delle piastrelle. Ma l’elemento di assoluta novità riguarda l’uso di un materiale assolutamente ‘primordiale’ come la terra cruda, posato sulle fasce laterali della galleria che ricoprono le condutture degli impianti. Una scelta ‘estetica’ ma storicamente motivata: da un lato, come segno di ‘riemersione’ del settecentesco riempimento della volta sottostante; dall’altro, come testimonianza su quella cultura materiale della terra cruda, rarissima in Italia, che ha di nuovo lasciato proprio in Piemonte, nell’alessandrino, rilevanti tracce. 

 

MIAAO, Torino. Galleria Soprana. Enzo Biffi Gentili, Annibale Cappa, Jorrit Tornquist, Suite cromatica per calci naturali e marmorino, 2005, variazioni percettive in presenza di condizioni di illuminazione naturale e artificiale. Foto Ernani Orcorte.

 

Nella Galleria Sottana si è invece risollevato il pavimento lapideo originario per posare un impianto di riscaldamento radiante e poi si sono riposizionate, dopo averle ‘rettificate’, le lastre di pietra. Per quanto riguarda i materiali contemporanei, nei bagni  realizzati nel complesso si mostra anche un campionario della attuale produzione ceramica piemontese, con i klinker della Laria e della Sire, attive nel cuneese, e le monocotture di Vogue e Gabbianelli, attive nel biellese. Altre ‘ritirate’ sono state trattate con laminati ABET oppure con rivestimenti in lamiera metallica. In un intento non solo catalogatorio ma ‘artisticamente applicato’, con la creazione di curiosi effetti decorativi e valori tattili e per il dovuto rispetto verso i diversi ‘generi’: maschile, femminile, disabile, ‘macho’ ma anche oltre, verso il transgender

 

MIAAO, Torino. Galleria Soprana. The Micio Rest Room, bagno rivestito in klinker industriale “giallo orina” della SIRE di Cherasco. Al centro: Silvia Zotta, Pissing MIAAO, 2005, maiolica. Tazza smaltata all black di Master Ceramiche. Corpo illuminante di  Claudio La Viola per Viabizzuno composto da faretto alogeno da cui pende un filo di bava con clip per block-notes per sfogo del fruitore. Progetto di Enzo Biffi Gentili e Studio Kha. Foto Ernani Orcorte.

 

Le decorazioni e i colori

 

Anche il trattamento di finitura delle murature è  basato sul rapporto  tradizione- innovazione: sulle cornici e sulle due uniche lesene della Galleria Soprana è stato riscoperto il marmorino originario, in una scelta insieme ‘restaurativa’ e compositiva; i muri sono stati decorati con tinte a calce traspirante colorata, con ossidi, in rosa. Questo apparente azzardo discende dal colore dominante della grafica della Congregazione dell’Oratorio di Torino progettata dallo studio Bellissimo, e dalle ormai trentennali prove sul ‘colore della pelle’ del color-light designer e artista Jorrit Tornquist. Nella Sottana si è invece adottata un’inedita tinta traspirante iridescente.

 

Le luci

 

La questione della  luce, considerata un ‘materiale da costruzione’, è stata di nuovo affrontata ricercando, nella Galleria Soprana, un feed-back tra l’illuminazione naturale  proveniente dalle finestre (‘corretta’ dall’applicazione di pellicole anti UV sui vetri e di tende dorate) e quella artificiale, tecnologicamente  sofisticata, dei LED. Nella Sottana invece, le fluorescenze provenienti da tubi nascosti dai serramenti delle finestre sono ‘riscaldate’ da pellicole ‘effetto carta giapponese’…

 

 

MIAAO, Torino. Galleria Sottana. Restauro su progetto di Enzo Biffi Gentili e Studio Kha. Atelier Rivadossi di Nave, Custodie, 2006, vetrine in noce nazionale appositamente realizzate per il MIAAO; Pulpito, postazione deejay, 2006; Altare, 2006, bancone bar camuffato con laminati Abet. Allestimento mostra Laura Castagno artista-architetto. Opere 1965-2005, febbraio-aprile 2007. Foto Ernani Orcorte.

I legni

 

Nella Galleria Soprana, i listelli di demarcazione tra il crudo e il cotto e le botole di ispezione degli impianti sono state realizzate posando più di venti diversi legni, in una variegata antologia, internazionale, di essenze. Nella Sottana invece quello che i cinesi considerano ‘il quinto elemento’ è magnificato da custodie appositamente realizzate dalla celebre ebanisteria dell’ Atelier Rivadossi e da un desk ‘brutalista’ creato dal falegname austriaco Anton Farthofer, segnalato dal World Crafts Council Europe nel 1998 come miglior giovane artiere europeo.

 

Atelier Rivadossi di Nave, Custodie, 2006, vetrine in noce nazionale appositamente realizzate per il MIAAO.

 

I ferri

 

La nuova scala di collegamento tra le gallerie Sottana e Soprana è stata realizzata interamente in ferro e acciaio, con putrelle e catene, dalla Nuova Dalmi, Piemonte Eccellenza Artigiana, in un omaggio anche figurativo alla ‘tradizione del nuovo’ torinese e piemontese: il ‘sublime’ della metallurgia, la ‘bellezza’ dell’ officina.

 

Le arti e i mestieri

 

Molti tra i collaboratori alla realizzazione del progetto della prima galleria del MIAAO sono quindi Artigiani dell’Eccellenza, ufficialmente riconosciuti come tali dalla Regione Piemonte,  ma tutti, oggettivamente,  sono ‘operai aristocratici’.

 

Le arti applicate

 

Questo progetto di restauro inteso come forma d’arte applicata si relaziona anche, necessariamente,   a uno specifico patrimonio iconografico. Nuovamente connettendo fonti lontane nel tempo: sono impressi nella terra cruda i marchi della stella juvarriana ricorrente in diversi luoghi del monumento filippino, e quello del MIAAO disegnato da Bellissimo. Non solo le arti del disegno forniscono suggestioni progettuali: nel vano scala si leggono citazioni delle installazioni della Mutoid Waste Company, che a Torino realizzò per Artigiano metropolitano un Tempio metalmeccanico.. Anche il cinema suggerisce soluzioni scenografiche: scale e catene, ascensore, e la ventola di aerazione in galleria, rivelano la predilezione di alcuni tra i progettisti per film ‘neri’ come Angel Heart o per quelli ‘penitenziari’.  L’affresco digitale all’ingresso di Luca Merendi è invece un esempio di supergrafica ‘rock’.

 

Nella Galleria Sottana il lampadario Angelica dei designer torinesi Nucleo cita volute barocche con tubi al neon… Insomma nel MIAAO si parla il ‘volgare illustre’  la ‘lingua nuova’ delle arti applicate secondo una tesi del World Crafts Council.

 

MIAAO, Torino. Scala di collegamento tra la Galleria Sottana e la Galleria Soprana, su disegno di Studio Kha e realizzazione Nuova Dalmi Piemonte Eccellenza Artigiana. A sinistra, Wrekon/Mutoid Waste Company, Charlie’s Bird, 2002-2003, assemblaggio di pezzi meccanici in metallo. Foto Francesco Radino.

 

Le soluzioni compositive

 

Il progetto ha evitato interventi edilizi ‘invasivi’, tranne nel caso dell’erezione di nuovi muri e dell’addizione di alcune porte e finestre, rese necessarie da disposizioni di sicurezza.  Ma è ancora Juvarra a fornire un ‘modello’ per gli oculi aperti nei muri di testa della galleria: questa soluzione ha tra l’altro, per la prima volta nella storia di San Filippo, creato un ‘cannocchiale’ interno al corpo di fabbrica. La ricorrenza e la simmetrizzazione -altra ossessione juvarriana- di questo modulo circolare, allude anche alla principale tra le mostre di  Dioce, intitolata  Concentrazione, dedicata nel 1992 al simbolismo del cerchio, e rimanda alla forma dei quadranti di alcuni grandi orologi, storici e contemporanei,  installati nelle gallerie di San Filippo.

 

Le collezioni

 

Il primo ‘fondo di dotazione’ collezionistico del MIAAO è stato assicurato dall’acquisto, tra il 2002 e il 2003, da parte della Direzione ai Beni Culturali della Regione Piemonte di cinquanta artefatti, quasi tutti esposti nella mostra Masterpieces allestita a Palazzo Bricherasio nell’occasione di Artigiano metropolitano. Si tratta quindi di ‘capi d’opera’ europei ‘certificati’ dal World Crafts Council. Inoltre altre centinaia di lavori sono stati affidati al MIAAO dal Seminario Superiore di Arti Applicate della Congregazione dell’Oratorio di Torino e da privati collezionisti. Infine alcune opere sono state direttamente commissionate ad artisti e artigiani, e altre accettate in donazione. Tra tutti questi ‘campioni’ dell’attuale ricerca nel settore delle arti applicate contemporanee vanno almeno citati tre capolavori assoluti: l’arazzo-polittico Creation di Alice Kettle, conservato nella Galleria Soprana; la ‘macchina del tempo’ basata sull’ orologio settecentesco del campanile di San Filippo Neri, rimessa in moto da Alberto Gorla -il restauratore dell’orologio dei Mori di Venezia- e ‘carrozzata’ da Studio Kha e Bellissimo, installata nella Galleria Sottana; il ‘trionfo della morte’ in terraglia intitolato Ossobello di Giampaolo Bertozzi e Stefano Dal Monte Casoni, custodito nel Sepolcreto.

 

Torino, Sepolcreto sotterraneo di San Filippo Neri. Al centro, sullo sfondo: Gianpaolo Bertozzi e Stefano Dal Monte Casoni, Ossobello, 1999-2003, maiolica e terraglia; Catherine David, Red Cross, perispex. Corpi illuminanti dalla serie Luce nera di Castellani e Smith. Foto Ernani Orcorte.