comunicato stampa

A TORINO, LA REGINA CULTURA È NUDA!
Il MIAAO rivela, in tempi di crisi, le arti rimaste senza panni e appannaggi

BODY TYPES
I. BEBÉS CARACTÈRES, II. CHE BELA CITA!, III. QUEL BEL HOMME!
mostra in tre sezioni: Plinio Martelli, Bruno Nardini, Gregor Arax
a cura di Enzo Biffi Gentili


7 novembre - 31 dicembre 2009

 

MIAAO Torino - San Filippo Neri - via Maria Vittoria 5


In tempi di crisi, la cultura, soprattutto quella piemontese, è costretta finalmente ad abbandonare molti dei suoi dispendiosi abbigliamenti-allestimenti, non previdenti. E’ stato, tra gli altri, il caso di Palazzo Cavour, e quello di Palazzo Bricherasio, nella regàl Torino. Due strutture che hanno goduto di larghi favori degli enti pubblici e fondazioni bancarie, e tuttavia hanno chiuso o chiuderanno. Situate entrambe sull’asse della centralissima via Lagrange, dove ormai resiste, a stento, solo il MIAAO, un museo, povero gatto, al quale sono state concesse solo le briciole, i magrissimi avanzi di una ricca mensa. E proprio la direzione del MIAAO con alcuni suoi amici e amiche vuole, con la mostra Body Types, proporre una sorta di ironica “morale della favola”, ispirandosi a una favola vera, quella dei Vestiti dell’imperatore, della quale qui si ricorda l’incipit, solo sostituendo al re una regina (la cultura subalpina): “C'era una volta molti anni fa … una regina che amava così tanto i vestiti nuovi che spendeva in essi tutto quello che aveva. Possedeva un abito diverso per ogni ora della giornata, per ogni giorno della settimana, e per ogni settimana dell’anno…. Niente importava per lei, eccetto i suoi vestiti; eppure non trovava soddisfazione neppure nello splendore di tutto quel guardaroba. Tutte le volte che il suo sarto veniva al palazzo, lei gli chiedeva continuamente qualcosa di nuovo…”. Si sa come è andata a finire, nella fiaba e nella realtà. E il MIAAO adesso dichiara, con la mostra Body Types, che la regina cultura è nuda. Come sempre in curiose modalità: nelle prime due sezioni nella quali è l’articolata l’esibizione sono esposti inediti ritratti di esponenti della scena culturale torinese e nazionale appositamente realizzati per l’occasione en deshabillé, più o meno rivelatorio (al nudo integrale, à poil, si giunge solo nella terza sezione “storica” di mostra, dedicata a una tradizionale “specialità” di body art del MIAAO: la fotografia di culture physique).

 

 

I. BODY TYPES. BEBÉS CARACTÈRES
PERSONALE DI PLINIO MARTELLI
La prima sezione della mostra aggiunge un ulteriore specifico significato al titolo Body Types. Difatti il suo protagonista, l’artista Plinio Martelli, che da molti anni sviluppa una sua personale ricerca sull’estetica del tatuaggio, utilizza nei suoi inediti lavori esposti al MIAAO proprio caratteri tipografici, dei capilettera ornati tratti da un poco conosciuto, straordinario alfabeto cinquecentesco disegnato da Hans Weiditz (Friburgo1495-Berna circa 1537), ornato da putti inquieti. Il tatuaggio, sottratto al regno del tamarro, adotta finalmente modelli decorativi alti, rialzati in foglia d’oro e applicati ai corpi fotografati, parzialmente denudati, di esponenti delle arti e dell’architettura come Luca Beatrice, commissario del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia di quest’anno, gli architetti William Sawaya, Luca Scacchetti, Marina Gariboldi, illustrata in un’impressionante posa plastica, la gallerista Federica Rosso, la giovane pittrice Eka, l’avvocato dell’ Ordine degli Architetti di Torino Claudio Maria Papotti… Amici del MIAAO che hanno voluto con questo gioco simbolico denunciare, di una certa cultura assessorile, destra o sinistra che sia, la fase terminale.
Plinio Martelli nasce a Torino nel 1945. È figlio, e nipote, d’arte: su padre Achille, milanese trasferitosi a Torino, fu attivo a latere dell’ambiente di Felice Casorati; il nonno Ugo, ferrarese trasferitosi a Milano, lavorò a fianco di grandi figure come quelle di Carlo Carrà e Aroldo Bonzagni. Dopo aver conseguito il diploma all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, ove segue il magistero, tra gli altri, di Mario Calandri ed Enrico Paulucci, Plinio inizia subito a esporre in diverse collettive di giovani artisti, ma già nel 1969, appena ventiquattrenne, tiene la sua prima personale in un alto luogo dell’arte come la galleria Christian Stein di Torino, con la quale collaborerà ancora per molti anni. Un altro importante centro espositivo piemontese-europeo, quello di Franz Paludetto, ne seguirà poi il lavoro sino ai giorni nostri. Da sempre irriguardoso nei confronti di rigidi confini disciplinari o di gerarchie tra le arti, da un lato sperimenta costantemente i linguaggio fotografico e cinematografico -è considerato uno dei fondatori del cosiddetto “Cinema d’artista”, e in quella veste è invitato alla Biennale di Venezia del 1978- dall’altro è particolarmente attento alle pratiche del tatuaggio, del piercing, del bodybuilding, ecc. considerate tutte forme di arte applicata al corpo. La sua attenzione per i linguaggi del corpo si coniuga con interessi, sin da giovanissimo, per il perturbante, la trasgressione e loro tracce non soltanto nelle arti visive ma anche nella letteratura e nella paraletteratura, e in ogni manifestazione di sottocultura e devianza espressiva. Il suo approccio trans gender, caratterizzato da interferenze tra sublime e osceno, gotico e splatter, eroico ed erotico, romantico e comico, in sofisticate mischianze estetizzanti, e l’estrema perizia fabrile multimediale lo hanno reso un eccentrico rispetto al sistema dell’arte nazionale, ma un personaggio di culto in quello internazionale.

 

 

II. BODY TYPES. CHE BELA CITA!
PERSONALE DI BRUNO NARDINI
Bruno Nardini, grande specialista di stampa in bianco e nero in camera oscura, da qualche tempo si prova anche come fotografo in proprio, in un lavoro espressivamente autonomo Recentemente ha avviato una ricerca sul ritratto, basata sulla sovrapposizione di diverse raffigurazioni, dirette e riflesse, “umbratili” e “denudate”, di soggetti femminili su una stessa lastra. Il frutto più maturo di questa sperimentazione è la suite ironicamente denominata Che bela cita! esibita al MIAAO, composta di ritratti di protagoniste del milieu delle arti e dell’architettura. Sono ben conosciute giovani critiche, curatrici, architette, designer, fotografe, operatrici culturali torinesi sostenitrici del museo, da Luisa Perlo a Elisa Facchin, da Eleonora Gerbotto a Carlotta Petracci, da Emilia Garda a Stefania Vola,  da Barbara Guazzone Barolo ad Alessandra Paracchi, che superando la loro notoria verecondia, si sono “svelate”, in una rappresentazione simultanea di tre loro luoghi fisici e psichici: come “persone”, ombre e pulsioni, e infine nudi (parziali). I set, allestiti con la collaborazione delle stesse modelle, riferiscono sempre del gusto per una citazione divertita e très cultivée di storiche icone e referenze divistiche, artistiche, ideologiche, con esiti quindi oscillanti tra l’humour e il glamour.

Bruno Nardini nasce a Torino nel 1962. Inizia a occuparsi di fotografia a tempo pieno alla fine degli anni ’80 come assistente di professionisti, provandosi nella fotografia di still-life, industriale e architettonica. Da allora segue con sempre maggiore interesse e passione i processi di stampa in bianco e nero, sino a decidere nel 1990 di occuparsi principalmente di pratiche in camera oscura. Si specializza come stampatore in bianco e nero prima presso un prestigioso laboratorio cittadino. poi nel 1996 apre a Torino la sua bottega, “Il Laboratorio”. Nel suo atelier sperimenta stampe ai sali ferrici, cianotipie e callitipie, e fornisce servizi di supporto ai fotografi per progetti realizzati esclusivamente con materiale sensibile in bianco e nero, collaborando con fotografi e artisti come Daniele Regis, Paola Agosti, Bruna Biamino, Max Tomasinelli e con un grande maestro come Mario Cresci. Come fotografo in proprio, ha esposto le sue opere nella collettiva Capricci visivi a Grugliasco nel 1992 e nella personale Orlo estremo a Torino nel 2006.


III. BODY TYPES. QUEL BEL HOMME!
PERSONALE DI GREGOR ARAX
Nel 2008 il MIAAO si è aggiudicato in un’asta parigina un importante blocco di negativi originali, la maggior parte dei quali su lastre di vetro, provenienti dallo studio del celebre fotografo di culturisti Gregor Arax, con studio in boulevard Raspail, scomparso nel 1975. Una selezione di queste immagini, ristampate ad arte da Bruno Nardini, è ora esposta al MIAAO nella prima personale dedicata ad Arax in uno spazio museale. Nardini ha deciso di sviluppare tutta la superficie impressionata del negativo originario, rimettendo così in campo elementi della costruzione del set, apparati illuminotecnici e particolari incongrui (ieri condannati all’eliminazione con il “taglio” per produrre l’immagine finale, oggi salvati come dettagli rivelatori di un ambiente artistico- industriale, culturale e sociale, molto particolare...). Il climax di questa ricerca viene raggiunto con un’originale intervento “restaurativo” dello stampatore sulle foto del michelangiolesco americano Emil Bonnet, Mister Mondo nel 1938, da Arax ritratto nudo ma poi, per sfuggire a conseguenze penali che si sarebbero prodotte diffondendo quelle immagini, da lui “censurato”, intervenendo sulle lastre con un’operazione da novello “braghettone”, creando false foglie di fico o perizomi con disegni realizzati o grattando la superficie impressionata o ritoccandola sul verso. In quest’ultimo caso Nardini ha ripristinato la completezza integrale del ritratto anche in zone strategiche, rivelando per la prima volta al mondo tutte tutte le doti e gli attributi del plus bel athlète du monde del 1938.
Gregor Arax ( nome d’arte di Krikor Djololian) nasce in Armenia nel 1897. A causa delle persecuzioni turche contro gli armeni nel 1915 viene arrestato e deportato. Liberato, per qualche tempo vive a Costantinopoli, poi decide di emigrare in Francia, dove risiede e lavora, a Parigi, dal 1922 sino alla sua morte, nel 1975. Inizia la sua nuova attività professionale di fotografo documentando la vita della comunità armena parigina, dedicandosi anche a foto di reportage. In quest’ultimo ambito del suo lavoro raggiungerà notevoli esiti espressivi, soprattutto con fotografie della capitale francese durante la guerra, la liberazione e l’immediato dopoguerra. Appassionato di sport, sin dagli anni ’30 si avvicina al milieu della culture physique, collaborando alle prime, rare, riviste specializzate. Di questo periodo sono i ritratti, tra gli altri, di Emil Bonnet e dell’italiano ballerino Tino Crisa ( più noto poi come attore caratterista sotto il nome di Erno Crisa), allora residente in Francia e bien musclé ( nel 1937 è secondo al Mister Europa, nel 1938 secondo al Mister Mondo). Ma è nel dopoguerra, con la ripresa dei concorsi di culturismo in Europa, a partire dal Mister Universo di Londra, di cui Arax diviene fotografo ufficiale, e con l’apparizione anche nella douce France dei primi grandissimi bodybuilders americani (come Steve Reeves, nominato “le plus bel homme du monde” a Cannes nel 1948) che quel tipo di fotografia inizia ad affermarsi come un vero e proprio nuovo “genere”, anche oltre i confini del tutto sommato ristretto “ghetto” culturistico. Così Arax può contare su di una clientela mondiale -non tutta, trattandosi a volte di nudi integrali o di atleti in cache-sex, solamente interessata agli aspetti tecnici della disciplina- ma il suo lavoro non sarà mai volgare. Anzi, le sue immagini sono molto composte e “classiche”, e tuttora viene considerato un assoluto maestro in questo particolare settore della fotografia. Pur senza mai rinunciare al reportage in più umili ambienti, quali quelli delle gare muscolari locali, sovente inframmezzate da esibizioni acrobatiche e pittoresche, ai confini dell’avanspettacolo, o quelli del catch, come veniva definito il wrestling all’epoca, che aveva tra i suoi lottatori protagonisti anche grandi culturisti francesi come Robert Duranton e André Drapp, che così si assicuravano il pane quotidiano, come del resto faceva un italiano poi divenuto attore famoso, Lino Ventura.

aperta ogni sabato e domenica dalle ore 11 alle ore 19