STRAY MIAAO

 

LA BOTTEGA REALE

 

La Bottega Reale, che si inaugura il 10 aprile 2010 nell’ex gendarmeria del Castello di Racconigi, è un nuovo museum supershop per molti aspetti assolutamente unico, non solo in Italia. Promossa e gestita dall’Associazione Le Terre dei Savoia, che riunisce circa 50 Comuni della “Provincia Granda” cuneese allo scopo di promuovere le risorse del territorio, la Bottega Reale è realizzata da un team di studiosi, architetti e designer europei con la direzione artistica di Enzo Biffi Gentili, direttore del MIAAO Museo Internazionale delle Arti Applicate Oggi di Torino. Il tema generale del progetto assegnato era la valorizzazione di una specifica e molto particolare tradizione locale d’arte e industria, il cui culmine fu raggiunto a Racconigi nell’800, per opera di un raffinato committente-esteta: il Re Carlo Alberto di Savoia detto "il Magnanimo" (Torino, 1798 – Oporto, 1849), che fu anche il primo e maggiore sostenitore in Italia di un nuovo stile, il neogotico.

 

 

Un sogno neogotico

 

Le Regge Sabaude, iscritte nel Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, nella comune opinione sono considerate come eccellenti esempi di architettura e arte barocca, Reggia di Racconigi compresa, che vide la presenza di Guarino Guarini. Tuttavia, se il barocco è indubbiamente una “specialità” distintiva del Piemonte, in Italia molti altri siti propongono altissimi esempi di questo stile. Mentre Racconigi offre anche qualcosa di diverso, e di più: appunto il neogotico, fiorito in epoca carloalbertina, nella prima metà dell’ 800. Con l’opera geniale di Filippo Pelagio Palagi (Bologna,1775 - Torino,1860), autore delle fabbriche del complesso agricolo della Margaria nel Parco di Racconigi e di diversi squisiti arredi nel Castello. Trasformato dal Palagi anche in atelier di artisti e artigiani, perlopiù giovani, molti di umili radici popolane, di grande talento. Un caso per tutti: quello di Gabriele Capello detto il Moncalvo, garzone di bottega che qui divenne ebanista di fama europea. Gli arredi pelagiani di Racconigi furono esibiti nelle prime grandi Esposizioni internazionali: trionfarono nel 1851 al Crystal Palace di Londra, e oggi si possono ammirare a New York al Metropolitan Museum of Art e a Los Angeles al Paul Getty Museum. Insomma, l’Associazione Le Terre dei Savoia ha pensato che se nella specialità del barocco Racconigi è stata una dei partecipanti, in quella del neogotico ha in Italia stabilito un oggettivo primato, incontestato.

 

Plinio Martelli, Neogotica, 1980. Courtesy Bottega Reale.

 

Il primato neogotico di Racconigi non è però, se non da studiosi e cultori, abbastanza conosciuto. Si è deciso quindi di iniziare a ricordarlo a partire dall’arredo della Bottega Reale, in un’operazione di innovazione basata sulla tradizione, sorretta dall’attuale cultura del progetto. Aprendo così una seconda questione “stilistica”: mentre infatti nel design il neobarocco da anni impazza, il neogotico latita. Curiosamente, perché l’immaginario “gotico” non si è mai esaurito a livello “popolare”: nella moda, nel cinema, nella musica è revenant, ed è stato ed è sempre straordinariamente presente in quella giovanile… Così, nelle settimane di cantiere della Bottega Reale, si è tentato di riaprire un atelier “pelagiano”, nella rappresentazione di uno dei rari casi in cui il “contenitore”, l’architettura storica d’esterni, e il “contenuto”, l’architettura contemporanea di interni, dovrebbero adottare, con diversi accenti e altri vocaboli, lo stesso linguaggio. Quel “neogotico” rarissimo, si diceva, almeno nel furniture design, nell’ammobiliamento e nei suoi complementi, anche a livello internazionale.

 

 

Le manifatture aristocratiche

 

Un nuovo contenitore, la Bottega Reale, così progettualmente “sofisticato”, esigeva un contenuto commercialmente altrettanto “artefatto”. Potevano garantirlo solo i prodotti di “manifatture aristocratiche”, intendendo con ciò sostanzialmente quelle ancor attive che un tempo o tuttora - nei Paesi ove esistono ancora Monarchie - furono o sono insigniti del titolo di Fornitori o Provveditori della Real Casa. E la Bottega Reale diviene un’altra volta un unicum a livello internazionale: un luogo in cui continuare a respirare l’atmosfera del Castello e delle sue sale, ma stavolta con l’opportunità di toccare con mano oggetti, provare capi di abbigliamento, inalare profumi, assaggiare prodotti e poi, comprare e portare a casa gli “artefatti” scelti. Che provengono da autentiche eccellenze produttive di tutta Europa, alcune delle quali risalgono addirittura ai tempi delle Signorie rinascimentali. Scorrendo le vicende storiche di queste manifatture si incontrano clienti come i re di Spagna, di Svezia, del Belgio, di Francia, d’Inghilterra e, ovviamente, d’Italia, o come gli imperatori Napoleone e Francesco Giuseppe, come le nobildonne Giuseppina Bonaparte, la contessa di Castiglione, l’imperatrice Eugenia sposa di Napoleone III, sino alla mitica Sissi… Passando dalle monarchie assolute, attraverso la Rivoluzione francese, all’era costituzionale e alle monarchie rappresentative. Seguendo le rotte di migranti partiti in cerca di fortuna da piccoli villaggi ed approdati ai fasti della corte della regina Vittoria o di suo figlio Edoardo VII, lo “zio d’Europa”; del khedivè d’Egitto e del maharadjah di Patiala. Viaggiando da Minorca alle Highland scozzesi. Respirando l’atmosfera delle corse dei cavalli di Ascot e la mondanità di Wimbledon. Incontrando scrittori e poeti, da Stendhal a Shelley a Lord Byron, fino a Pirandello e d’Annunzio. E poi la Duse e Maria Callas, Nureyev e Liz Taylor. Pavarotti e Humphrey Bogart, Greta Garbo e Lauren Bacall, Audrey Hepburn e Sophia Loren, Richard Gere e Al Pacino, Winston Churchill e Margaret Thatcher. Persino… Al Capone!

 

Skultuna, Svezia, Gemelli Crown.

 

Solo nella Bottega Reale si possono trovare, tutti insieme, l’intimo della Regina d’Inghilterra, le camicie del Principe di Galles, i gemelli dei re di Svezia, i sottovasi di Paola Ruffo di Calabria, regina del Belgio; i biscotti delle Infante di Spagna, il profumo di Lord Brummel e di James Bond. Ma, anche, l’anisetta delibata dagli ultimi papi-re; l’aceto balsamico degli Sforza e degli Este, le pelletterie degli autori degli interni delle Ferrari e delle Maserati.

 

Gran Deposito Aceto Balsamico Giuseppe Giusti, Italia, Aceto Banda Rossa.

 

Le eccellenze artigiane

 

Il progetto della Bottega Reale non deve tuttavia essere assolutamente considerato come una forma di “restaurazione”. Al contrario, gli storici artefatti precedentemente descritti fungono da termini di paragone rispetto a produzioni innovative di giovani artieri piemontesi, selezionati nell’ambito del progetto Arts and Crafts Supermarket, promosso dalla Regione Piemonte, elaborato e diretto del MIAAO Museo Internazionale delle Arti Applicate Oggi, che ha tra i suoi obbiettivi l’ introduzione in prestigiosi spazi commerciali di oggetti emblematici dell’alta qualità raggiunta dal nuovo artigianato. Una forma di “mercato equo e solidale” -esercitato per una volta a livello locale- a favore della creatività e dell’imprenditorialità, giovanile. L’Associazione Le Terre dei Savoia, che ha sin dall’anno passato aderito e partecipato a questo progetto, ora mette a disposizione di designer, stiliste, modiste la sua Bottega Reale.

 

 Eve Hogan, Bottega Reale. Gothic Suite: Gothic Revival, 2009. Courtesy Bottega Reale.

 

Le eccellenze enogastronomiche

 

Si può terminare la visita di questo museum supershop - ambiziosa denominazione, ma che a questo punto trova una sua obbiettiva ragione - raggiungendo il climax sensoriale della Bottega Reale nella sala espositiva e gustativa dei migliori prodotti dell’enogastronomia de Le Terre dei Savoia. Tutti in grado di restituire le atmosfere, le tradizioni e le piacevolezze d’una tavola davvero regale perché intimamente contadina. E ça va sans dire: Carlo Alberto produceva Barolo, ma era anche ghiotto di cavoli e quando voleva tenersi leggero sorbiva minestre di riso e patate! Chissà: forse anche per questo, nelle sue tenute di Pollenzo, Verduno, Santa Vittoria d’Alba e Roddi, negli anni ‘30 e ‘40 dell’800 è nata la moderna agricoltura piemontese. Intanto qui a Racconigi, nella neogotica Margaria, i fratelli Giuseppe e Marcellino Roda, reduci da uno straordinario grand tour attraverso tutti i maggiori giardini reali d’Europa, coltivavano orchidee e meloni, avvolti nel profumo del miele rustico e delle “grivere” prodotte nel vicino casino del cacio. Partendo dal giocoso “tavolo dei prodotti parlanti” che chiude il percorso di visita di Spazio Theatrum, il viaggio sensoriale dentro questa sala si impregna di territorio, di storia, di personaggi. Di grande savoir faire. Di ricette segrete, tramandate di generazione in generazione.

Vi si trovano mieli, confetture, frutta, ortaggi e verdure in “burnia”, conserve dolci e salate che evocano boschi e bricchi, regine sabaudo - borboniche e “masche” vittime dell’Inquisizione. Campagne napoleoniche e cene a base di porri; lotte risorgimentali, e succulenti bolliti conditi con la popolana cugnà.

 

 

I peperoni, i ciabinabò, le erbe officinali, la bagna cauda rimandano ai mercanti, alle some e alle barche da trasporto delle antiche vie del sale. Ma parlano anche di quella continuità delle tecniche di coltivazione che furono dei monaci delle abbazie cistercensi del ‘200 e dei “nonni” dei produttori d’oggi, che ancora nel secondo dopoguerra, ed ancora a mano, dissodarono piane sabbiose e pietrose per trasformarle nella più vasta e produttiva distesa di frutteti del nord-ovest.

Le farine naturali, i dolcini, le torte, i biscotti ed i cioccolatini esposti qui, furono inventati nel ‘6, ‘7 ed ‘800, per i palati di re, o per le visite di vescovi, cardinali e, infine, presidenti della repubblica. Altre volte, più umilmente, per le feste popolane dedicate al santo patrono: le stesse in cui il pane a lievitazione naturale si sposava in profumo e fragranza con i bagnet russ e verd delle merende sinoire contadine. E con i formaggi d’alpeggio e di pianura, portati un tempo da un umile margaro, diventati oggi marchio internazionale d’eccellenza.

Per il brindisi finale, a suggellare questa grande festa del design, del gusto e dei sapori che è la Bottega Reale, i grandi vini di Langa e Roero, nati oltre un secolo e mezzo fa da ardite sperimentazioni in cantine regali ed aristocratiche, e diventati nel tempo ambasciatori nel mondo di questa terra irripetibile.

 

 

La Bottega Reale è stata realizzata grazie alla fondamentale collaborazione di: Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Padri della Congregazione dell’Oratorio di Torino, Provincia di Cuneo, Città di Racconigi, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione Cassa di Risparmio di Fossano, Fondazione Cassa di Risparmio di Savigliano, Fondazione Cassa di Risparmio di Bra, Camera di Commercio Cuneo, Coldiretti Cuneo, Confartigianato Cuneo e Azienda Turistica Locale del Cuneese.