Italia 150. Esperienza Italia alle OGR

Mostra Il futuro nelle mani. Artieri domani

OGR Officine Grandi Riparazioni di Torino, Corso Castelfidardo 22

29 aprile 2011

Ore 21.00

CONCERTO delle Officine Schwartz: Ode Trifase

INGRESSO GRATUITO

 

Ode Trifase

Venerdì 29 aprile 2011, alle ore 21.00, nello spazio delle Officine Sonore Italiane, allestito all’interno della mostra Il futuro nelle mani. Artieri domani alle OGR di Torino, entrano in scena  le Officine Schwartz, celebri per le loro “musiche di fabbrica” e per l’utilizzo di strani strumenti auto-costruiti:  biciarpa e sfregofono, bidompano e tubasso. Il concerto è basato su una loro inedita composizione, appositamente realizzata per lo spazio delle OGR e intitolata Ode Trifase.

L’ingresso al concerto è gratuito.

 

Le Officine Sonore Italiane

Per gli studiosi e i promotori della craftsmanship a livello internazionale è scontato l’inserimento delle discipline dello spettacolo e della fabbricazione di strumenti musicali tra le arti applicate. A esempio Richard Sennett, molto mediatizzato autore de L’uomo artigiano, sia a livello pratico, seppur da dilettante, che teorico, alla liuteria dedica tempi e pagine importanti. Anche la mostra Il futuro nelle mani. Artieri domani concede ampio spazio e attenzione alla “spettacolarizzazione”: nella zona de Le nuove officine alle ex OGR è montato un palco riservato alle Officine Sonore Italiane. Struttura che funge da piattaforma per l’esposizione di strumenti musicali artigianali non tradizionali o in versione speciale, a rotazione. Al centro del palco, per tutta la durata della mostra, viene esposta una grande grancassa tricolore appositamente realizzata da una manifattura torinese esponente di una grande “tradizione rullante”, la Amat, che si fregia del marchio Piemonte Eccellenza Artigiana. Una volta al mese, si tiene una dimostrazione del funzionamento di questi strumenti. In occasione dell’inaugurazione, l’ouverture è stata un “a solo” alla grancassa tricolore Amat interpretato dal gruppo Catùbam, composto da professori dell’Orchestra del Teatro Regio di Torino, seguito dal concerto Alabastro sonoro di Alessia Mattalia con la sua band. Il prossimo appuntamento sarà, il 29 aprile 2011, un’inedita Ode trifase delle bergamasche Officine Schwartz, celebri per le loro “musiche di fabbrica” e la loro strana strumentazione di invenzione: biciarpa e sfregofono, bidompano e tubasso, idiofono e salterio tirimando…

(testo di Enzo Biffi Gentili tratto dal catalogo di mostra) 

 

Le Officine Schwartz

Le Officine Schwartz sono nate nel 1983, fondate da Osvaldo Arioldi, come ricerca sul suono e sull'estetica della “civiltà industriale”. Nel corso della loro storia, le Officine Schwartz hanno prodotto spettacoli di teatro e danza, concerti, performances multimediali, utilizzando e mescolando fondi di rumore, musica, proiezioni ed azioni. Le Officine Schwartz utilizzano, oltre a strumenti tradizionali ed elettronica, una strumentazione auto-costruita recuperando, forgiando ed intonando metalli e residui del mondo del lavoro, come bidoni di petrolio, tubi, molle, catene, telai di bicicletta... Fra i temi proposti nei brani delle Officine Schwartz spiccano l'amore-odio per la macchina e per i tempi moderni.

 

Dicono di loro:

Il nome ed il logo adottati da questa formazione bergamasca, per quanto ingannevoli, non hanno niente da spartire con le congegnerie bruitiste cui ci hanno straziato/ deliziato/ abituato gli estremisti adepti del filone industriale inglese e tedesco ed epigoni al seguito. A dispetto delle scelte stilistiche ed espressive, le Officine Neuromeccaniche Schwartz hanno ben pochi debiti -e quei pochi, trasversali- con l'eredità rumorista lasciataci dai vari Z'ev, Test Department, Einsturzende Neubauten e compagnia martellante. Il fatto che questi 20 operai trasformino da 26 anni il palco in una fabbrica, decidendo di accantonare strumenti tradizionali del circuito rock o elettronico in onore di una vitalizzazione dell'inanimato che li vede manipolare e percuotere catene, ferraglie e bidoni non significa necessariamente trovarsi di fronte all'ennesimo campionario di vuoti ed insostenibili clangori. Questi cugini dei CCCP propongono ammalianti ibridi di violini e ingranaggi, tromboni e scintille, mazzate di bidoni e velluti di soprano, sirene lancinanti e cori melodiosi, vetri infranti e cornamuse, fughe classicheggianti d'organo e stridori delle catene di montaggio. Le loro mise en scene, spesso ambientate in spazi tutt'altro che convenzionali e ancor più spesso precedute da parate per le strade, non di rado rinforzate da un approccio multimediale che comprende discipline quali la danza e la videoarte, mirano maggiormente al recupero di una memoria storica, alla voglia/ necessità di non dimenticare, di non far dimenticare, piuttosto che allo stordimento e alla provocazione delle platee. Quest'ambiziosa ma lodevolissima intenzione/ iniziativa si avvale di richiami folcloristici di molteplici estrazioni culturali ed epocali, quali canti della resistenza bulgara e della guerra civile spagnola, liriche tese ad esprimere la rabbia e gli scioperi dei lavoratori oppressi, sfruttati, malpagati, disdicevoli eventi legati alla prima ed alla seconda guerra mondiale.
Fritz Lang, Sergej Eizenstein, Orwell e Marinetti li avrebbero di certo adorati e c'è da star sicuri che anche André Schwartz, uno scrittore che ha lasciato ai posteri una fiabesca trilogia sul potere, li avrebbe considerati con un certo riguardo...

(testo tratto da un blog di specialisti e fan delle Officine Schwartz)