STRAY MIAAO

IL FUTURO NELLE MANI. Artieri Domani

OGR Officine Grandi Riparazioni di Torino

dal 17 marzo al 20 novembre 2011

 

nell’ambito di Esperienza Italia. Celebrazioni per il Centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, Torino 2011.

www.italia150.it

 

La mostra Il futuro nelle mani. Artieri domani, è dedicata al tema del lavoro e fa seguito idealmente a quelle che nel 1911 e nel 1961 videro l’allestimento di due maiuscole Esposizioni Internazionali delle Industrie e del Lavoro ed è articolata in tre sezioni, intitolate Le nuove officine, Il tunnel del treno fantasma, e La galleria delle botteghe. La mostra, curata da Enzo Biffi Gentili, grande specialista di arti applicate e da tempo sostenitore di una nuova figura di creativo “autonomo”, da lui definito artigiano metropolitano, è caratterizzata da installazioni temporanee dimostrative dell’alto valore qualitativo ed estetico dei lavori “fatti ad arte” e delle loro prospettive economiche e occupazionali.. All’interno dell’esposizione sono coinvolti artieri di chiara fama, con una particolare attenzione a coloro che hanno affermato il saper fare italiano nel mondo. L’allestimento, per scelta estetica ed etica, è progettato per essere quasi integralmente recuperabile. La maggior parte degli oggetti è posata su bancali metallici, riutilizzabili, così come saranno riciclate le travi reticolari sospese che sorreggono i riflettori. Le pareti in cartongesso sono limitate e assolutamente funzionali e per consentire ai visitatori la visione integrale dello straordinario ambiente originario.

Prima corsia della Mostra delle Ferrovie dello Stato, 1911, immagine tratta dal “Giornale Ufficiale Illustrato dell’Esposizione Internazionale delle Industrie e del Lavoro”, n.29, 1911. Archivio SSAA/ MIAAO.

 

I SEZIONE DI MOSTRA. Le nuove officine. Alcune anticipazioni

 

Tra le decine di artieri presenti nell’area Le nuove officine è necessario iniziare a privilegiare, nella comunicazione, emigrati, oriundi e nuovi cittadini italiani. Come l’ospite d’onore, il carrozziere e meccanico Franco Sbarro, che dal suo atelier di Grandson sul lago di Neuchâtel dirige una scuola di alta specializzazione in car design e motoristica, e fa uscire geniali esemplari unici, prototipi di auto e moto e altri veicoli, esposti ogni anno al Salone di Ginevra. Un tempo, di “boite” come quella di Sbarro a Torino e in Piemonte ce n’erano a decine. Basti pensare alle officine specializzate in “fuoriserie” Cisitalia, Coggiola, Eurostile, Fissore, Frua, Francis Lombardi, Michelotti, Monviso, Savio, Siata, Vignale, Viotti, solo per citarne alcune tra quelle scomparse. Tra quelle ancora attive, Bertone e Pininfarina sono in difficoltà, mentre l’ Italdesign di Giugiaro è stata venduta ai tedeschi. L’invito a Franco Sbarro come guest star della mostra vuole quindi affermare la necessità di rilanciare questo tipo di lavoro artigianale nel quale la capitale subalpina eccelleva nel mondo, e che oggi potrebbe avere uno straordinario successo grazie alle nuove ricchezze di nazioni e mercati emergenti. La spettacolarità e la genialità dei veicoli di Sbarro è evidenziata dalla GT 12, una supercar che si è aggiudicato il premio speciale del Centenario del Salone di Ginevra. Si prosegue ammirando una moto a “ruote orbitali”, cioè senza mozzo, misteriosamente collegate al telaio, un brevetto di Sbarro del 1989 e ancora l’ Unità Motrice Autonoma del 2003, dove invece la ruota posteriore contiene e nasconde il motore. Altri originali prototipi esposti sono la Pendocar, stupefacente auto-moto a quattro ruote sulla quale si può “piegare” e l’Orbital Hybrid, originale versione di mezzo sportivo a trazione mista elettrica e a scoppio. Mai prima d’ora esposti in Italia, questi veicoli appaiono come fantascientifici o, meglio ancora, “futuristi”.

 

Franco Sbarro, GT12, 2000, auto fuori serie, telaio dual-frame, motore V12 Mercedes, 6.000 cc, potenza 500 bhp. Foto Arthur Mebius.

Gli aero-mobili

 

L’ oriundo Giancarlo de Astis crea arredi che utilizzano componenti di aerei: una tipologia di mobili che nelle aste internazional raggiunge altissime cifre di aggiudicazione. Alle OGR presenta un grande tavolo in mogano intitolato L’Unità, parzialmente ricoperto dall’alluminio dei timoni di un Cessna L-19 dell’ Esercito Italiano rottamato, e delle abat-jour la cui base è fatta dai cilindri di un motore d’aereo. Tutti componenti donate dal GAVS, il Gruppo Amatori Velivoli Storici di Torino. Il piano del tavolo di de Astis è stato in mostra trasformato in “pista”, sulla quale sono parcheggiati modellini di aerei Savoia Marchetti S55, protagonisti di trasvolate atlantiche negli anni ’30 del ‘900, artigianalmente realizzati dalla ditta piemontese Old Cars.

 

Giancarlo de Astis, L’Unità, 2011, tavolo composto da: gambe in alluminio ricavato da un carrello di un Lockheed Hercules C130 e ripiano in vetro temprato, legno e particolari metallici ricavati dalle spoglie di un aereo Cessna L-19 dell’Esercito Italiano, donate dal GAVS Gruppo Amici Velivoli Storici di Torino.

 

L’ immaginario ceramico-meccanico

A una delle più antiche forme di artigianato artistico, la ceramica, sono dedicate due “isole” nelle OGR. Si tratta di oggetti il cui aspetto evidenzia anche al non specialista la discendenza dall’uso o dal ricordo di utensili come il tornio, oppure che si ispirano alle forme di isolatori elettrici in porcellana, o a quelle di anelli per cilindri, o di strumenti bellici. L’ospite d’onore di questa sezione, è l’italo-francese Claude Aiello, attivo a Vallauris, la cittadina sulla Costa Azzurra dove nel secondo dopoguerra del secolo scorso esplose la rivoluzione ceramica di Pablo Picasso. Aiello, originario di Patti in Sicilia, ha vinto l’ultima edizione del premio L’intelligence de la main promosso dalla miliardaria francese Liliane Bettencourt.

 

Mathieu Lehanneur e Claude Aiello, L’Âge du Monde: L’Italie, 2011, maiolica smaltata, h 70 cm, Ø 70 cm. Foto Studio Lehanneur.

Le officine scooteristiche italiane

Tra i “nuovi cittadini” italiani compaiono due anglosassoni impegnati nell’erezione di un monumento alla Vespa, il mitico scooter italiano il cui prototipo apparve a Biella. La base del monumento è stata affidata a un leader della Mutoid Waste Company, Lyle Rowell, la cui estetica è quella di film come Mad Max o Tranformers. Mentre la Vespa vera e propria è stata ri-prodotta da Chris Gilmour, specializzato in sculture di cartone di straordinaria minuzia esecutiva.

 

Chris Gilmour, Monumento alla Vespa, 2008-2011, cartone e colla, scala 1:1, particolare. Foto Carlo

Burato. Courtesy Comune di Biella, Ufficio Arredo Urbano.

 

Le donne fiammeggianti

 

Anche Deborah Lord e Lucia Lupan, autrici degli spettacolari manichini che introducono alla mostra, fanno parte della Mutoid Waste Company, specializzata in “artigianato metalmeccanico”. Sono certamente esponenti di una controcultura, ma di una “controcultura colta”, come dimostrano i loro artefatti, Quello di Lupan provoca qualche brivido “metafisico”, mentre quello “acrobatico” di Debi qualcosa deve a una poetica da “luna park traumatico”.

 

Lucia Lupan/ Mutoid Waste Company, Kino, 2010-2011, residuati metallici, tubi e scatolati di recupero in acciaio inox, ottone, ferro e bronzo, forcelle di bicicletta, manici di padella, coperchio di pentola, dadi, bulloni h 200 cm.

 

Un risorgimento manuale

 

Anche gli artieri delle nuove officine artieri, “stranieri” o italiani che siano, hanno deciso di celebrare a loro modo il Centocinquantenario dell’Unità d’Italia. A esempio i giovani designer torinesi del gruppo Nucleo hanno costruito a mano due tavoli, uno intitolato Carboniferous e realizzato in fibra carbonio, l’altro 1000 camicie rosse perché appunto le contiene, affogate in blocchi di resina. Sono anche da un lato un omaggio alla Carboneria, la società segreta che si era battuta per la libertà italiana, dall’altro all’ Eroe dei Due Mondi. Tra i due tavoli troneggia un’ opera ceramica di Marc Alberghina, anch’essa allusiva a rituali di società segrete, come le tarsie lignee di Adriano Bocca che della massoneria, ma di quella artistica, danno un’interpretazione divertita.

 

Marc Alberghina, Usine n. 1, 2010, ceramica, 70x80x40 cm. Foto Claude Germain.

 

Le officine sonore

Infine, tra queste prime anticipazioni, va citato lo spazio dedicato nelle nuove officine alle Officine Sonore Italiane, ove saranno raccolti strumenti musicali artigianali non tradizionali o in versione speciale, e dove ogni mese sarà organizzato un concerto dimostrativo. Al centro del palco si trova un grancassa “tricolore” appositamente realizzata dalla ditta torinese Amat, Piemonte Eccellenza Artigiana. A fianco di essa compare una straordinaria batteria in alabastro; esemplare unico assemblato dall’artigiano Giorgio Pecchioni da Volterra, suonata in occasione dell’inaugurazione da Alessia Mattalia, giudicata dalla critica specializzata una delle più grandi batteriste del mondo.

 

Giorgio Pecchioni, Batteria in alabastro, 2009, alabastro trasparente e alabastro agata, meccaniche in metallo, Foto GIAN.

 

II SEZIONE DI MOSTRA. Il tunnel del treno fantasma

Nel 2011 non si può parlare solo di “lavoro manuale”, ma anche di “lavoro digitale”. Perché possono essere considerati “artigianali”, come sostiene anche lo studioso americano Richard Sennett, autore del best seller L’uomo artigiano, alcuni prodotti creativi che utilizzano grafica 3D ed altre tecniche digitali. Come quelli realizzati da Bonsaininja, pluripremiato studio milanese di motion desing ed effetti speciali, che ha trasformato l’ingresso all’area delle nuove officine della mostra in un Tunnel del treno fantasma, “animato” da un’installazione multimediale dedicata all’immaginario ferroviario e alle “presenze” che necessariamente “infestano” le OGR. Sono apparizioni “fantomatiche” anche quelle delle vecchie stazioni vittoriane, e quelle, per qualcuno altrettanto perturbanti, dei prossimi treni ad alta velocità. Attraversando questo “passaggio di livello” visionario, compaiono paesaggi artificiali composti di versi luminescenti di argomento ferroviario di poeti italiani, come quelli “satanici” di Giosuè Carducci e quelli futuristi di Farfa.

 

Bonsaininja Studio, Emet - The Golem Myth, 2008, still da video, HD, 2’.

 

III SEZIONE DI MOSTRA. La galleria delle botteghe

 

Prima dell’accesso al tunnel del treno fantasma e all’area officine, sette stand documentano l’eccellenza artigiana italiana. Qui gli artieri presenti non sono “digitali” o “meccanici”, ma dimostrano la cultura materiale e del progetto di diversi territori italiani di antica tradizione artigiana. Il primo spazio, allestita dal MIAAO Museo Internazionale delle Arti Applicate Oggi seleziona oggetti di design autoprodotto, tra i quali vanno segnalati due espositori: il primo è un’ opera di moderna ebanisteria in legni pregiati del piacentino Mauro Sargiani di Elefante Rosso Produzioni; il secondo una libreria in cartone. la Biblò, progettata dallo studio romano Generoso Design. Accostati per dimostrare che il giudizio di valore su un lavoro artigianale non dipende solo dal materiale. Il Piemonte è rappresentato dall’Associazione Le Terre dei Savoia che espone due artefatti neo-neogotici: un tavolo del Consorzio Saluzzo Arreda e una stufa di Castellamonte di William Sawaya. La terza bottega, dell’Associazione Gioiello Contemporaneo, è dedicata a moda e bigioie, contenute quasi fossero bignole in una vetrina da pasticceria adornata da cristalli Svarowski.

 

Elefante Rosso Produzioni (Mauro Sargiani), Saguaro System, 2011, scaffali, tavolo e sedute in legno di ciliegio, wengé, olmo, frassino, betulla, paduk, 200x280x90 cm. Foto Daniele Signaroldi.

 

Nella quarta vetrina la Fabbrica delle Arti di Napoli espone pannelli di cotto di Rufoli, frazione di Salerno, su disegno della coreana Chung Eun-Mo: un progetto glocal , locale e globale. Nella quinta bottega la Città di Faenza propone piatti da pompa grotteschi di Pablo Echaurren e un tableau vivant formato da modelle agghindate con abiti in maiolica.

 

Elica (Elisabetta Bovina e Carlo Pastore), Abutilon, 2011, abito in porcellana biscuit, ossido di rame, ferro cotto, seta, tulle, lana cotta, taglia 42. Foto Sara Garagnani.

 

Nella sesta la Città di Caltagirone presenta venti vasi-teste in ceramica su disegno di Ugo La Pietra, ritratti umoristici delle nostre venti regioni e del l’Italia. Nella settima, affidata alla SIAT Società Ingegneri e Architetti di Torino nata nell’800 e già protagonista dell’Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna di Torino del 1902, gli attori sono il giovane falegname Andrea Bouquet di Villar Perosa con mobili composti di umili pallets e gli artieri Plinio Martelli e Franco Raimondi, che raffigurano sui loro piatti in ceramica re e principi di Casa Savoia e protagonisti dell’epopea risorgimentale, diversamente abbigliati e truccati.

 

Franco Raimondi, Francesco di Borbone e Giuseppe Garibaldi, dalla serie Italia 150 Cross Dressing, 2011, piatti da pompa in faenza vietrese, Ø 60 cm ciascuno. Foto Pasquale Raimondi.

 

 

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Il futuro nelle mani. Comunicato Stampa.
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