STRAY MIAAO

 

LE ROVINE ESPOSTE. RUINENWERK

 

Una mostra della Fondazione OAT

a cura di Enzo Biffi Gentili con il

Seminario Superiore di Arti Applicate/MIAAO

 

Torino, Officine Grandi Riparazioni

28 maggio - 23 giugno 2013

 

La mostra direttamente prodotta per il Festival dalla Fondazione dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Torino con il MIAAO, e curata da Enzo Biffi Gentili, propone nuovi modi di rappresentazione -tramite la fotografia, i video, ma anche l’incisione- di rovine contemporanee, “per campioni”. Pur rispettando infatti la lezione, anche in tema di rovine urbane, di quella alta scuola italiana di fotografia di architettura e paesaggio che ha avuto tra gli altri in Gabriele Basilico uno dei suoi massimi esponenti, si è preferito violare quel canone moderno e molti confini e tecniche “disciplinari”. A esempio, le due principali sezioni di mostra sono dedicate a lavori quasi completamente inediti del francese Christophe Dessaigne su Torino e degli italiani Arianna Arcara e Luca Santese su Detroit -le connessioni e relazioni, storiche e attuali, tra le due città sono assolutamente attestate e flagranti- caratterizzati da approcci “controculturali” e scelte“radicali”.  

 

01.  

Christophe Dessaigne, dalla Suite de Turin: Industrial Balls, 2013, fotografia digitale scattata nell’ ex stabilimento Cartiera Subalpina Sertorio in Coazze ed elaborata. Courtesy MIAAO/FOAT.

 

LA SUITE DE TURIN DI CHRISTOPHE DESSAIGNE

 

Alla controcultura, o a una sottocultura, sicuramente appartiene il movimento UrbEx, ovvero Urban Exploration, i cui aderenti sono specializzati nell’infiltrazione in luoghi ed edifici abbandonati, “vietati” o difficilmente accessibili e nella documentazione fotografica della loro beauty in decay, bellezza in decadenza. Proprio a un noto “esploratore urbano”, Christophe Dessaigne, è stata affidata dalla Fondazione la missione di rappresentare alcuni siti subalpini in “animazione sospesa” tra vecchia e nuova destinazione: la Cavallerizza Reale, gli stabilimenti industriali ex Ghia-OSI, i sotterranei di San Filippo Neri, la Cartiera Sertorio di Coazze, l’ex centrale elettrica ENEL di via Bologna, le Carceri Nuove sino ai resti di una struttura sanitaria a Premeno. La “sofisticata”, anche digitalmente, opera di Dessaigne, secondo il curatore “induce a meditare sull’ambiguo concetto di Ruinenwert o “valore delle rovine”, adottando provocatoriamente una locuzione perturbante…”.

 

Christophe Dessaigne, dalla Suite de Turin: Ruinenwert, 2013, fotografia digitale scattata negli ex stabilimenti Ghia-OSI in via Montefeltro a Torino e successivamente elaborata. Modella Valérie Zuddas, abito Studio G.A.G.A. Courtesy MIAAO/FOAT.

 

LE FOUND PHOTOS IN DETROIT DI ARCARA E SANTESE

 

I protagonisti della seconda sezione di mostra, i trentenni Arianna Arcara e Luca Santese, fotografi e collaboratori di Alex Majoli/Magnum, espongono le loro Found Photos in Detroit riunite in una installazione che per la prima volta sarà visibile in Italia nella sua integralità. I due professionisti hanno tuttavia deciso di rappresentare il drammatico declino della capitale automobilistica solo attraverso “fotografie trovate” e Polaroid scattate tra gli anni 60/70 e i 90 del 900, sovente dalla polizia -foto di arrestati, di bambini abusati, di scene del crimine, di incidenti stradali, di vari accidenti e incendi- spesso anch’esse “rovinate”. Rinunciando così a un tradizionale ruolo autoriale (ma restando molto progettuali: nel processo di selezione delle immagini, di loro strutturazione in suites per coerenze tematiche, o per omografie, sino alla “ricomposizione”, afferma Biffi Gentili, “di un corpus, nella restituzione di una imago urbis che a tratti si dissolve in imago mortis…”.

 

Arianna Arcara e Luca Santese, dalle Found Photos in Detroit: Burned House, 2009-2010, ricomposizione in cassetta di trentasette immagini ritrovate dagli autori a Detroit, riferibili alla documentazione delle condizioni di una casa nella quale, in seguito ad un incendio, è stato rinvenuto il corpo esanime di una donna. Courtesy Cesura Lab.

 

LE ROVINE ANIMATE

 

Anche tre video-installazioni svolgono in mostra il tema delle rovine contemporanee torinesi. Colonizzazione_01 del 2006, a cura del PAV Parco Arte Vivente, documenta la conduzione di un workshop-indagine sull’area delle ex-officine Framtek, ricoperta da macerie, detriti, piante, sedimenti e la sua provvisoria “occupazione” e riappropriazione con costruzioni effimere ed abitacoli, per rileggerne la stratificazione geologica,urbana, e umana. The Factory is Full del 2011 di Francesca Cirilli, Irene Dionisio, Luiz Pinho Jr rivela invece la FIAT Grandi Motori, mitica fabbrica poco prima di essere demolita, ufficialmente svuotata, ma in realtà abitata da “invisibili”, resi dagli autori traumaticamente visibili. Infine Ruinenwerk del 2013 di Carlotta Petracci/White, creata a partire da uno sguardo laterale sugli stessi siti inquieti visitati da Dessaigne- e l’addizione di un “luogo oscuro” come la “satanica” Villa Moglia a Chieri- è l’ opera più “estetizzante”, anche grazie agli apporti musicali di virtuosi come Davide Tomat, Paolo Spaccamonti e Dario Bruna.

 

Francesca Cirilli, Irene Dionisio, Luiz Antonio Pinho Junior, still dalla videoinstallazione La fabbrica è piena, 2011, girato nell’ex stabilimento FIAT Grandi Motori ora demolito

 

TURIN URBEX CENTER

 

La mostra si conclude con una selezione di immagini che autorizzano a rivendicare qualche “diritto di precedenza” torinese in materia di esperienze iscrivibili in un’estetica UrbEx: e sono foto anni 70 di Ernani Orcorte del manicomio femminile di Via Giulio e dei primi anni 2000 del carcere della Castiglia a Saluzzo; e quelle inizio anni 80 di Pino Dell’Aquila del Lingotto (fabbricati tutti rappresentati nel momento della fine della loro originaria funzione, ancora ingombri e densi di “presenze”, prima di ogni ancor minimo segno di ristrutturazione). Una scuola torinese di eccezione che prosegue nel lavoro di alcuni giovani fotografi “eccentrici”, alcuni dei quali invitati esporre frammenti delle loro rovine: come Fabio Sebastiano, Marzia Gallo/ASTEC, specialista nella Torino “sotterranea”, e altri “infiltrati”, tra i quali molti proprio nelle OGR prima della loro seconda vita.

 

Ernani Orcorte, L’infermeria è chiusa, 2006, fotografia analogica scattata nelle ex carceri della Castiglia a Saluzzo.

LE ROVINE INCISIVE

 

La rappresentazione di rovine contemporanee è stata nel 2013 anche tema di un concorso riservato a giovani artisti e progettisti indetto dall’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Torino, dall’Accademia Albertina di Belle Arti e dal Seminario Superiore di Arti Applicate/MIAAO. In mostra saranno esposte incisioni tratte degli elaborati dei due vincitori: Riccardo Di Stefano,  suggestionato dal ductus di grandi fumettisti, e Alessio Bertotti, esperto in computer graphics e visual effects. Due innovative culture visive quindi, per nuovi modi di relazione con la tradizione.

 

Alessio Bertotti e Giulio Saccardo, Canary Wharf, 2013, acquaforte e acquatinta su zinco stampata con torchio a braccia all’Accademia Albertina di Belle Arti dalla studentessa Laura Bollati su carta Hahnemühle in ottanta esemplari, 19,4x34,9 cm.